Santa Maria Intercede e il Patronato delle gestanti (9)

Santa Maria Intercede e il Patronato delle gestanti
A Sant’ Agnello di Sorrento, a Gaeta, a Gragnano, a Vallo Lucano è ancora viva l’ usanza per la quale le donne in stato interessante si recano a far visita a Sant’ Agnello nel giorno della sua festa, per invocarne la protezione. In quel giorno, tali donne devono inoltre rigorosamente astenersi, insieme ai mariti, da qualsiasi lavoro, pena una grave deformità fisica del nascituro che portano in grembo. A Napoli, dove con tutta sicurezza nacque questa strana credenza popolare, essa è quasi completamente scomparsa, secondo la regola la quale vuole che le novità culturali, sociali e religiose, si diffondono a macchia d’ olio dal loro luogo d’ origine, per poi scomparire innanzitutto proprio in quel luogo che ne aveva visto la nascita. Soprattutto in questa città, comunque, fu vivo il culto delle partorienti. E’ noto infatti che, nella Chiesa di Santa Maria Costantinopoli, ancora si conserva la reliquia di un dente molare di Sant’ Agnello, anticamente invocata dalle donne prossime al parto per  assicurarsi un felice esito dei loro travagli. E’ stata invece trafugata la sedia sulla quale si diceva si fosse seduta la madre di Agnello allorché impetrò l’ aiuto di Santa Maria Intercede per avere un figlio e sulla quale le donne napoletane a loro volta si sedevano a pregare, rievocando quel gesto con gli identici scopi.
Una volta individuato in Napoli il luogo d’ origine del culto, possiamo passare ad alcune ulteriori considerazioni per spiegare il suo sorgere.
E’ possibile, innanzitutto, che fin dalla sua origine esso sia stato connesso a Sant’ Agnello? Ciò mi sembra perlomeno improbabile.
A questo punto giova allora ricordare che la madre di Agnello, Giovanna, non riuscendo ad avere un figlio, si recò in pellegrinaggio per un mese intero, prima della festa dell’ Assunzione, all’ edicola di Santa Maria intercede, a pregare perché le fosse concesso di concepire.
Se quella donna chiese la grazia, poi ottenuta, proprio a Santa Maria Intercede, ciò avvenne perché, evidentemente, questa Vergine aveva il patronato delle donne desiderose di avere un figlio e, più in generale, delle donne in procinto di partorire(1).
Ecco dunque chiarito con sufficiente verosimiglianza un importante anello della catena: il patronato delle partorienti fu prima tenuto da Santa Maria Intercede e solo in seguito da Sant’ Agnello. Come e perché quel culto si sia trasferito dall’ una all’ altra divinità non si può stabilire con assoluta sicurezza. Va ricordato, tuttavia, che le spoglie e le memorie di Sant’ Agnello furono conservate nella chiesetta di Santa Maria Intercede o dei Sette Cieli e che lì le caratteristiche e le prerogative delle due divinità ebbero tutto il tempo di confondersi o, meglio, di incentrarsi nella divinità maschile la quale, insensibilmente ma costantemente, prese a soppiantare quella femminile. Questo lungo processo si svolse, senza dubbio alcuno, a partire dal 596, anno della morte di Sant’ Agnello.
Il processo di traslazione del culto fin qui ipotizzato non trova alcun appoggio nella tradizione orale e ben difficilmente potrebbe trovarne. Possiamo giungere tuttavia ad alcune interessanti conferme servendoci delle fonti scritte a nostra disposizione.
Possiamo essere certi, per cominciare, che Sant’ Agnello non era ancora il patrono riconosciuto delle partorienti quando Pietro, suddiacono della Chiesa Napoletana, scrisse il succinto ma esauriente Libellus miracuolrum S. Agnelli, nei primi decenni del X secolo. Fra i 24 miracoli elencati da Pietro non se ne legge infatti alcuno legato alle partorienti: tutti i miracoli consistono nella guarigione di ammalati, invalidi, ossessi, ecc. (2).
Poiché non è pensabile che l’ attentissimo Pietro suddiacono abbia in qualche modo trascurato un aspetto così importante dell’ attività miracolosa del Santo, abbiamo la certezza che, nel X secolo, Sant’ agnello non era ancora il Santo protettore delle partorienti. Si può addirittura affermare che, grazie alla testimonianza a silentio di Pietro Suddiacono, possediamo un terminus post quem (il secolo X) che delimita il periodo di tempo durante il quale Sant’ Agnello assunse il patrocinio delle gestanti.
Molto probabilmente il Santo cominciò ad assumere quel patrocinio intorno al XVI secolo. E’ stato in questo lasso di tempo, infatti, che il vescovo Paolo Regio, elencando alcuni miracoli di Sant’ Agnello, molti dei quali attinti dal Libellus miraculorum di Pietro suddiacono, accenna al fatto che alcune donne, non avendo voluto onorare la festività del Santo, furono duramente punite con la nascita di figli deformi(3). Ciò è segno evidente che la visita di Sant’ Agnello e l’ astinenza dal lavoro, nel giorno della sua festa, erano già considerate un dovere per le donne in stato interessante.
Un’ ipotesi probabile è che la costruzione del nuovo, grande tempio di Sant’ Agnello, ultimato nel 1517, con il conseguente assorbimento della vetusta chiesetta di Santa Maria Intercede, avesse dato una spinta all’ affievolirsi del culto della Vergine a favore di quello del Santo.
Da tutto quanto si è detto mi sembra di poter concludere che, sulla collina di Capo Napoli, patrona delle donne incinte era la Vergine venerata col nome di Santa Maria Intercede. L’ ingresso delle reliquie di Sant’ Agnello nella piccola chiesa di quest’ ultima e la costruzione della grande chiesa di Sant’ Agnello Maggiore diedero inizio al progressivo trasferimento del culto delle partorienti dalla Vergine a Sant’ Agnello. Quel lento processo di traslazione del culto che, come abbiamo visto, cominciò a lasciare tracce nella tradizione scritta intorno al XVI secolo, non giunge però mai ad una piena conclusione, cioè alla sostituzione totale di Santa Maria Intercede con Sant’ Agnello.
Alla fine del secolo scorso, infatti, in un piccolo opuscolo divulgativo (4) che costituisce la migliore conferma del nostro assunto, il sacerdote Edoardo Mengoni scriveva: “Santa Maria Intercede fu tenuta in somma venerazione dagli antichi nostri padri, e quantunque oggi non vi sia quell’ entusiasmo di allora, causa la trepidezza in cui attraversa la moderna generazione, pure non è venuta del tutto meno, anzi mi piace notare, come fin da lontano vi accorrono donne incinte, per sperimentare la protezione di maria nei loro parti (ed anche quelle che desiderano ottener prole) memori della protezione che a sua volta sperimentava la Beata genitrice del Santo”.
Note:
(1) Ciò è confermato dal fatto che le visite di Giovanna assumono l’ aspetto di un rituale preciso e antico, in un periodo di tempo particolare, immediatamente precedente alla festa dell’ Assunzione.
(2) Non a caso Sant’ Agnello era considerato a Napoli il santo-medico per eccellenza e nei pressi di Sant’ Agnello Maggiore sorse il complesso ospedaliero del policlinico vecchio, ancor’ oggi chiamato dal popolino “Cliniche e Sant’aniello”.
(3) cf. Paolo Regio, op. citata, pagina 607
(4) L’ opuscolo s’ intitola La chiesa di Sant’ Agnello maggiore e suoi ricordi e contiene i brevi contributi di G. A. Galante, E. Mengoni, B. D’ Aloè, C. Padiglione; esso fu stampato in Napoli dalla Tipografia Giannini ma manca purtroppo della data di pubblicazione; per la citazione cf. pagina 20.
© Testo integralmente tratto dalla Tesi di Laurea intitolata “Analisi storico – antropologica del culto di Sant’ Agnello”, discussa dalla Dott.ssa Laura Parlato, nell’ anno accademico 1979/1980 presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Istituto Universitario Orientale di Napoli. Relatore Prof. Alfonso M. di Nola.
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